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Gli stereotipi e l’importanza delle parole

È da un po’ che mi ritrovo a pensare al peso che diamo alle parole. Mi sono messa in ascolto, degli altri e anche di me stessa, perché sono convinta che le parole siano importanti e che vadano trattate con rispetto. Rispetto verso la lingua italiana, così ricca di espressioni e storia, e verso le persone a cui le rivolgiamo.

 

Se state pensando che ho preso un’insolazione, vi rassicuro. Il sole si vede poco in queste giornate di febbraio. È più probabile che la causa di tanto rimuginare sia da attribuire all’età che avanza o ai figli che crescono.

Però diciamocelo: la nostra lingua la trattiamo veramente male. L’abbiamo ridotta a un pugno di frasi che usiamo di continuo, spesso in commenti ignoranti sui social. Tanto dietro a uno schermo chi può venire a stanarci! E quindi via a sfoghi rabbiosi verso chiunque esprima un’opinione diversa dalla nostra, meglio se in buona fede.

 

Ascoltando con un po’ di attenzione mi sono resa conto che pronunciamo in modo automatico le parole che ci siamo sentiti dire per decenni. Frasi che alimentano credenze e stereotipi, e che continuano a germogliare anche nelle menti delle nuove generazioni. Lo dico in quanto donna, perché so che le donne sono allo stesso tempo vittime e carnefici. Cioè pronunciano frasi e battute che fanno danno prima di tutto a loro stesse. Senza rendersene conto.

Di recente mi sono imbattuta in un video di Paola Cortellesi girato alla consegna dei David di Donatello. Lo confesso subito a scanso di equivoci: sono una sua fan sfegatata e di lei amo la voce, la recitazione, ma più di tutto l’ironia e l’intelligenza.

A ogni modo, dicevo che ho rivisto questo video in cui Paola (ho deciso che siamo amiche) analizzava una serie di parole che, dette al maschile hanno un loro degno significato, ma se declinate al femminile diventano un luogo comune un po’ equivoco.

  • un uomo di strada è un uomo del popolo, una donna di strada è una poco di buono
  • un uomo disponibile è un uomo gentile e premuroso, una donna disponibile è una poco di buono
  • un uomo con un passato è un uomo con un certo vissuto ma che vale la pena di conoscere, una donna con un passato è una poco di buono.

Voi direte “Sì ma in fondo sono solo parole”. Potrei essere d’accordo se non fosse che ascoltate oggi, ascoltate domani, alla fine finisci per crederci. Se penso ai bambini, a quello che sentono dire ogni giorno, mi chiedo che idea possano farsi del mondo femminile. Col tempo potrebbero pensare, ad esempio, che è normale che una donna non vada a lavorare perché il suo ruolo è stare a casa e occuparsi dell’economia domestica. Oppure che sia giusto che debba lavorare il doppio per dimostrare di valere “quasi” quanto un uomo. O ancora che sia tenuta a vestirsi in un certo modo per non essere considerata una “che se l’è andata a cercare”.

Sì ma in fondo sono solo parole!

Le sentite? Non trovate anche voi che sia facile farle diventare realtà, anche se sono “solo parole”? Forse dovremmo iniziare tutti a fermarci un momento e a riflettere prima di aprire bocca. E poi invitare le persone intorno a noi a fare lo stesso. Sono certa che un passo dopo l’altro, o forse sarebbe meglio dire una parola alla volta, possiamo smontare i pregiudizi e ricostruire una nuova immagine della donna. Che non è più un nemico da mettere in un angolo, ma una nostra pari libera di essere ciò che vuole senza doversi giustificare con nessuno.

Scritto da Elen Bono